Glossario

 

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Asset Si può definire asset (attività) qualsiasi cosa sia suscettibile di valutazione esprimibile in termini finanziari (macchine, investimenti, immobili, affari, eccetera).
Asset allocation strategica L'asset allocation strategica è quella fase del processo di asset allocation in cui si definisce la filosofia a cui riferirsi nella scelta di investimento al fine di soddisfare al meglio i propri obbiettivi, in altre parole ci si sceglie un benchmark. In questa fase, per essere sicuri di scegliere un tipo di investimento con cui ci si trova a proprio agio e che permette il raggiungimento degli obbiettivi di medio termine, può essere utile valersi della consulenza di un professionista dell'asset management, che, senza troppi automatismi ma tenendo in cruciale considerazione le caratteristiche personali dell'investitore, giunga a suggerire il benchmark più adatto nell'investire il proprio patrimonio. La consulenza deve essere possibilmente globale, cioè condotta sul patrimonio complessivo del cliente, in modo da ottenere una strategia integrata e beneficiare del principio di diversificazione.
Asset allocation tattica L'asset allocation tattica è quella fase del processo di asset allocation in cui, scelto il benchmark cui parametrarsi, si selezionano gli strumenti (strumenti del mercato monetario, titoli di stato, obbligazioni, azioni, fondi, gpm/gpf) e i singoli titoli con cui concretizzare la scelta di investimento. In questa fase un consulente finanziario può essere di grande aiuto in quanto dispone di strumenti informatici di supporto alle decisioni come le analisi delle serie storiche di performance delle classi di investimento, che possono aiutare a costruire portafogli sulla "frontiera efficiente" di rischio-rendimento.
Asset allocation dinamica L'asset allocation dinamica è quella fase del processo di asset allocation in cui, una volta scelta la filosofia del proprio portafoglio e i relativi titoli, non rimane che monitorare periodicamente l'andamento dello stesso ed eventualmente effettuare delle modifiche. Queste modifiche possono richiedere aggiustamenti nel portafoglio (sottopeso o sovrappeso di taluni mercati o settori, compravendita di singoli titoli) o possono anche trasformarsi in veri e propri feed-back che comportano modifiche a monte nella propria strategia, ovvero nella scelta del benchmark. La revisione del portafoglio va fatta non troppo frequentemente o comunque non in maniera emotiva ogni qualvolta si verifica un andamento negativo di qualche titolo, ma va condotta possibilmente con scadenze regolari (magari trimestralmente).
Beta Descrive l'elasticità o sensibilità della performance di un titolo alla performance del portafoglio rappresentativo dell'intero mercato. Il mercato ha per definizione un beta pari a 1, un portafoglio molto aggressivo avrà un beta superiore a 1 perché quando il mercato sale quel portafoglio salirà più del mercato (dunque un alto beta significa un sentiero di rischio/rendimento più alto). Se si ritiene che il mercato possa scendere è opportuno scegliere un titolo con un beta inferiore a 1 perché in quel caso il titolo scenderà meno del mercato (un basso beta significa dunque un sentiero di rischio/rendimento più prudente).
Bisogno di liquidità L'insieme delle somme necessarie per far fronte alle spese in un dato periodo di tempo, come le spese legate all'abitazione, le spese familiari, le spese scolastiche, le rate di mutui, le spese per il tempo libero e il divertimento.
Capital gain La plusvalenza in corso di maturazione per l'investitore quando il prezzo corrente di una attività detenuta è superiore al prezzo di acquisto (comprensivo di tutte le commissioni pagate); tale plusvalenza si realizzerà solo nel momento in cui l'attività sarà venduta.
Consensus Esprime le previsioni sull'andamento dei dati macro e microeconomici e delle principiali variabili finanziarie come media delle opinioni espresse dagli analisti dei principali Uffici Studi del mondo.
Correlazione Descrive il modo in cui due o più investimenti si muovono l'uno rispetto all'altro. Il coefficiente di correlazione varia tra +1 quando i valori dei due investimenti si muovono esattamente nella stessa direzione e della stessa misura percentuale, e 1 quando le variazioni sono della stessa misura e di segno opposto, per cui l'una è esattamente controbilanciata dall'altra se il peso dei due investimenti in portafoglio è lo stesso. In questo caso la diversificazione consente di ridurre a zero il rischio, perché qualsiasi sia l'evoluzione dei mercati la performance di un titolo sarà controbilanciata da quella dell'altro e quindi il rendimento sarà con certezza nullo. È chiaro che un esempio del genere è irrealistico perché sul mercato finanziario vi sono dei rischi generici a cui tutti i titoli sono sottoposti (crisi politiche, rallentamento della crescita economica, salita dell'inflazione, eccetera), ma costruire un portafoglio con più titoli tra loro poco correlati consente comunque di ridurre il rischio.
Costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP) Il CLUP è il costo (totale, comprensivo quindi non solo di salari e stipendi ma anche dei benefit) di un'unità del fattore produttivo "lavoro" per ogni unità di prodotto. Perciò la variazione del CLUP è uguale per definizione alla variazione del costo unitario del lavoro meno la variazione della produttività.
Crescita potenziale di medio termine È il livello di crescita di un'economia che può essere mantenuto nel lungo periodo senza generare spinte inflazionistiche. Si tratta per definizione di quel livello di crescita del reddito (ovvero del prodotto) al quale tutte le risorse sono impiegate: la disoccupazione sarà al suo livello "strutturale" o "naturale", cioè sarà limitata alla disoccupazione frizionale dovuta a chi si sposta da un posto di lavoro ad un altro. In generale si verifica che se la crescita è a un livello superiore al livello potenziale la disoccupazione scende sotto il livello naturale e per trovare lavoratori occorre aumentare salari e stipendi: il costo del lavoro sale e si generano pressioni inflazionistiche. Si parla talvolta di surriscaldamento dell'economia, nel qual caso possono aversi le condizioni per un irrigidimento della politica monetaria che raffreddi l'economia riportandola sul sentiero di crescita di lungo termine. Il sentiero per tornare sulla crescita di equilibrio può essere graduale (soft-landing, atterraggio morbido) o più brusco e doloroso (hard-landing).
Diversificazione Suddividere il proprio capitale tra più strumenti finanziari che manifestino scarsa correlazione positiva tra loro, il che riduce il profilo di rischio complessivo del portafoglio. È importante rimarcare che per ottenere un portafoglio diversificato non basta che esso contenga tanti titoli ma occorre che essi risultino poco correlati tra loro. In questo modo si è meno dipendenti dall'andamento di un singolo mercato e, poiché i prezzi dei differenti titoli inseriti in portafoglio si muovono in direzioni diverse, le diminuzioni di valore di alcuni investimenti saranno compensate dai guadagni di altri.
Domanda e offerta aggregata L'equilibrio generale di un sistema economico è determinato dall'incrocio tra le due forze della domanda e dell'offerta. Cioè i livelli del reddito, dei tassi di interesse e dei prezzi saranno determinati dal punto in cui la domanda eguaglia l'offerta. Le componenti della domanda aggregata sono: consumi privati, investimenti, spesa pubblica, esportazioni nette (cioè saldo tra esportazioni ed importazioni). A parità di condizioni, ogni volta che si determina un eccesso di domanda (la domanda aggregata, trainata da una di queste componenti, eccede l'offerta), si determina una accelerazione dell'inflazione, cioè della crescita del livello dei prezzi.
Duration (o durata media finanziaria) È una misura della vita residua media di un titolo obbligazionario, calcolata come media ponderata di tutte le scadenze in cui si verifica un flusso di cassa (incasso o pagamento), avendo preso come pesi gli importi in scadenza (ciascuno con il proprio segno). E' definita in anni ed è una misura del grado di rischiosità di un investimento obbligazionario, cioè di quanto il suo valore dipende dall'evoluzione dei tassi di interesse. La duration di un fondo comune di investimento è la media ponderata delle duration dei titoli in portafoglio, ciascuno preso con il proprio peso.
Earning yield È il reciproco del P/E cioè l'utile diviso per il prezzo di un'azione. Una misura aggregata è costituita dall'earning per share (media dell'utile per azione di tutte le società quotate in una Borsa) diviso per il valore dell'indice borsistico.
Effetto ricchezza Si tratta del tramite attraverso cui incrementi di valore dei mercati finanziari possono generare effetti reali sulla domanda aggregata: gli investitori, godendo di capital gain sui titoli che hanno in portafoglio, si sentono più ricchi (anche se questa maggior ricchezza è in un certo senso potenziale, non si è ancora concretizzata) e dunque aumentano i propri consumi, generando un effetto positivo sulla domanda aggregata.
Fly to quality Si intende con questo termine (letteralmente "vola verso la qualità") uno spostamento di portafoglio diffuso tra gli investitori tendente a vendere titoli maggiormente rischiosi e a comprare invece titoli che danno maggiori garanzie in termini di fondamentali. Ad esempio una conseguenza di un pesante storno del mercato azionario può essere un riposizionamento del portafoglio verso quella sorta di bene-rifugio costituito dai titoli di Stato, che produce un apprezzamento dei corsi obbligazionari (dunque una discesa dei rendimenti).
Indice di Sharpe Misura il rapporto rendimento/rischio di un titolo o di un portafoglio in termini di extra-rendimento rispetto all'attività non rischiosa diviso per la volatilità del titolo o del portafoglio rispetto a quella dell'attività non rischiosa (che si può supporre nulla).
Indici congiunturali Sono gli indici della fiducia dei consumatori o degli imprenditori (nel mondo anglosassone si parla rispettivamente di consumer e business confidence) sulla futura evoluzione del ciclo economico. Sono elaborati sulla base di sondaggi di opinione ai consumatori e alle imprese. In Italia le indagini sono a cura dell'ISAE.
Indici NAPM Sono gli indici elaborati ogni mese negli Stati Uniti dalla National Association of Purchasing Managers (NAPM), ovvero l'Associazione Nazionale dei Direttori degli Acquisti, che sottopone ai suoi 300 membri una indagine riguardante le variazioni intervenute nei seguenti dati: produzione, nuovi ordinativi, nuovi ordinativi dall'estero, importazioni, occupazione, scorte, prezzi, tempi di consegna, tempestività delle forniture. Un indice sintetico è rappresentato dall'Indice dei Direttori degli Acquisti (PMI, Purchasing Managers Index), che include cinque componenti dell'indagine del NAPM: nuovi ordini, produzione, occupazione, consegne, scorte, in cui ogni componente è depurata dei fattori stagionali. Questo indice è considerato una misura affidabile del ciclo economico (indica se l'economia Usa è in espansione o in recessione).
Leading indicators Gli indicatori considerati leading del ciclo economico, che cioè anticipano l'evoluzione della congiuntura (in particolare la produzione industriale), sono la fiducia degli imprenditori e i nuovi ordinativi. I leading indicators più usati sono quelli elaborati dall'OCSE.
Market timing L'atteggiamento di chi nell'investire tenta di comprare prima che il mercato salga e di vendere prima che il mercato scenda. Chi si affida a questa tattica aspetta che i prezzi dei titoli siano su livelli "adeguati", a quel punto effettua consistenti investimenti di capitale, e poi, quando ritiene, sulla base di indicatori tecnici o delle opinioni degli analisti, che il titolo sia sopravvalutato, vende tutto in una volta. Sfortunatamente, pochi investitori riescono a prevedere esattamente gli alti e bassi dei mercati, e perciò il rischio di questa tecnica è di restare investiti quando il mercato scende e invece rimanere liquidi quando il mercato effettua dei rallies, il che incide pesantemente sulla performance finale. Per esempio, secondo uno studio dell'Università del Michigan, il 95% della performance del mercato azionario americano dal 1963 al 1993 è dovuto ad un numero di giornate di Borsa pari all'1,2% del totale nel periodo.
M3 È il più usato tra gli indicatori della quantità di moneta presente in un sistema economico. Per l'Italia si potrebbe riassumere sinteticamente:

M1 = circolante + depositi in c/c bancari

M2 = M1 + depositi a risparmio bancari e postali + buoni postali fruttiferi + raccolta bancaria con p/t + certificati di deposito bancari

M3 = M2 + BOT + accettazioni bancarie

Mercato del lavoro robusto Si definisce tale un mercato del lavoro con bassa disoccupazione, tendenzialmente quando il tasso di disoccupazione gravita attorno al suo livello naturale. La bassa disoccupazione a parità di condizioni genera delle pressioni su salari e stipendi dei lavoratori che crescendo possono innescare una spirale prezzi-salari che fa aumentare l'inflazione. È ciò cui ci si riferisce parlando di tensioni sul mercato del lavoro.
Orizzonte temporale Il periodo di tempo breve (massimo 2 anni), medio (fino a 5 anni) o lungo (oltre 5 anni) sul quale si intende massimizzare il rendimento, ovvero durante il quale l'investitore ipotizza ragionevolmente di non intaccare in misura significativa il capitale investito. Naturalmente è legato agli obbiettivi concreti che con le proprie disponibilità finanziarie si vogliono realizzare. Più è lungo l'orizzonte temporale, più l'asset allocation può essere aggressiva, cioè sbilanciata verso investimenti più rischiosi (a maggior contenuto azionario).
Obbiettivo di investimento Ogni risparmiatore vuole soddisfare con l'investimento un proprio obbiettivo ed è importante che questo sia ben chiaro perché consente a priori di scegliere il benchmark più adatto (asset allocation strategica) e a posteriori di valutare il grado di soddisfazione del proprio investimento in relazione al raggiungimento dell'obbiettivo prefissato (asset allocation dinamica). Dunque la considerazione degli obbiettivi di investimento deve permeare le scelte di asset allocation sia a monte che a valle del processo. Gli obbiettivi devono essere molto concreti: acquisto della casa, vacanze, intrapresa di una nuova attività professionale, tutela della salute, garantire un futuro ai figli, lasciare un'eredità, integrare la pensione, costituire una riserva di capitale per spese impreviste. Per una corretta pianificazione finanziaria, ogni obbiettivo deve essere associato al numero di anni in cui si intende realizzarlo, e occorre prevedere per ciascuno un congruo accantonamento. Più gli obbiettivi sono a lungo termine, maggiore può essere l'esposizione azionaria del portafoglio. Per questi motivi gli obbiettivi di investimento e dunque la propensione al rischio variano al variare delle caratteristiche personali dell'investitore e quindi in primo luogo con l'età: l'asset allocation deve perciò essere rivista periodicamente in conseguenza del mutare di tali caratteristiche.
PIL Il valore di tutti i beni e servizi prodotti dal sistema economico in un dato periodo di tempo (trimestre o anno). È la misura fondamentale dell'attività economica. Per l'identità di contabilità nazionale il prodotto coincide con il reddito.
Politiche anticicliche Sono le politiche che tendono a contrastare l'andamento del ciclo economico: in fase di recessione politiche espansive (cioè tendenti ad alzare il reddito) e in fase di crescita politiche restrittive (di solito tendenti ad abbassare il reddito per contrastare spinte inflazionistiche).
Politiche monetarie e fiscali Le leve che le Autorità hanno a disposizione per influenzare il sistema economico sono le politiche monetarie e fiscali. Le prime sono sostanzialmente in mano alle Banche Centrali che hanno le seguenti variabili di manovra: il tasso sui depositi interbancari (si parla in alcuni casi di tasso ufficiale di sconto o tasso sui prestiti overnight), cioè il tasso che la Banca Centrale applica alle altre banche sulle riserve di queste presso la Banca Centrale stessa; la base monetaria, cioè la quantità di moneta immessa nel sistema economico; il coefficiente di riserva obbligatoria, cioè un vincolo alle banche sulla percentuale di riserve che devono detenere; eventuali restrizioni sul credito. Una politica che rialza i tassi ovvero che riduce l'offerta di moneta (si parla anche di irrigidimento della politica monetaria ovvero di stretta monetaria) è detta restrittiva, viceversa la politica è espansiva (o accomodante). La manovra più frequentemente usata è quella sui tassi ufficiali (il tasso repo è la variabile di manovra per la BCE, il tasso sui Fed Fund per la Federal Reserve). Le politiche fiscali sono invece di competenza del Governo di un Paese, che decide in merito ai flussi di entrata e di uscita nel bilancio dello Stato. Una politica che alzi il livello delle entrate o abbassi il livello delle spese pubbliche è detta restrittiva, viceversa la politica è espansiva. A questo riguardo è importante non solo il saldo tra entrate e uscite (avanzo o deficit di bilancio) ma anche il modo con cui lo si ottiene: ad esempio una politica fiscale restrittiva può essere attuata tramite un rialzo delle imposte, un taglio delle spese o l'emissione di debito, e ciò può avere effetti diversi sull'economia e sui mercati.
PPI-CPI Si tratta degli indici elaborati dal Labor Department statunitense sul livello dei prezzi alla produzione o all'ingrosso (Producer Price Index) e al consumo (Consumer Price Index). Sono costituiti da panieri di beni tipici, cioè rappresentativi del costo della vita. Questi indici possono essere depurati delle componenti più volatili, cioè dei prezzi dei comparti energetico ed alimentare (PPI e CPI ex food & energy), per ottenere una misura di inflazione "core". Poiché tipicamente le variazioni nei prezzi all'ingrosso vengono trasferite sui consumatori, l'indice dei prezzi alla produzione risulta di solito un buon anticipatore dell'indice dei prezzi al consumo (l'inflazione in senso proprio).
Premio al rischio Il premio, in termini di extra-rendimento, richiesto per investire in strumenti finanziari rischiosi, tipicamente le azioni, piuttosto che in strumenti finanziari meno rischiosi, tipicamente le obbligazioni. È inversamente correlato ai corsi delle azioni perché costituisce una parte del fattore di attualizzazione degli utili futuri incorporati nei prezzi azionari. Si ritiene che le variabili macroeconomiche che spiegano per la maggior parte il premio al rischio siano l'inflazione e i conti pubblici: maggiore inflazione e un peggioramento dei conti pubblici portano ad un aumento del premio al rischio e quindi a parità di condizioni si riflettono negativamente sulle Borse.
Price/Earning ratio Il P/E è il rapporto tra il prezzo di un'azione e il suo utile. L'indicatore può essere calcolato per un intero mercato azionario dividendo l'indice di Borsa per l'earning per share (utile per azione) aggregato. Possono essere utilizzati i tassi attesi e gli utili attesi per esprimere una stima sull'andamento di questo rapporto nel futuro. Il confronto tra livello corrente e media storica del P/E esprime in tal modo il livello di sopravvalutazione o sottovalutazione di una Borsa in relazione ai fondamentali: se il livello è superiore alla media storica la Borsa appare sopravvalutata.
Propensione al rischio Indica qual è il livello di rischio accettabile dall'investitore, cioè fondamentalmente quanto è disposto a perdere in termini di potere d'acquisto del proprio capitale: si tratta perciò di un elemento soggettivo legato a molteplici caratteristiche personali come l'età, la professione, il capitale disponibile, gli obbiettivi futuri (una perdita di un x% produce effetti diversi da persona a persona).
Propensione al risparmio È la percentuale del proprio reddito (di solito mensile) che si riesce a sottrarre ai consumi e quindi ad accantonare. Dipende in maniera cruciale dall'età e dalle caratteristiche personali e famigliari dell'investitore. Naturalmente, maggiore è la propensione al risparmio più ci si può spostare verso investimenti rischiosi.
Produttività La produttività di un fattore produttivo è definita come l'incremento del prodotto per ogni unità di fattore produttivo impiegato (supponendo di mantenere costanti gli altri).
Rischio Il rischio in generale è la probabilità di subire un danno. Il rischio di un investimento è la probabilità di non disporre del potere d'acquisto che ci si attendeva quando serve, ad esempio in un momento qualsiasi in cui per motivi diversi si abbia necessità di utilizzare determinate somme investite. Ma in realtà in finanza quando si parla di rischio si intende il ventaglio di variazione del rendimento di un titolo in un dato periodo di tempo. Una misura del rischio è la volatilità cioè la dispersione dei rendimenti di un investimento attorno al loro valore medio. Un elevato rischio vuol dire maggiore probabilità che il rendimento dell'investimento si discosti da quello medio, cioè maggiore probabilità di ottenere rendimenti migliori o peggiori. In altre parole, il rischio è una misura della probabilità che si verifichi una sorpresa, tanto positiva che negativa, nel rendimento ex-post dei propri risparmi.
Rischio specifico e rischio generico Sia per i titoli di capitale che per i titoli di debito, il rischio può essere scomposto in due componenti: il rischio specifico (o non sistematico) e il rischio generico (o sistematico). Il rischio specifico dipende dalle caratteristiche dell'emittente e può essere diminuito sostanzialmente attraverso la ripartizione dell'investimento fra titoli di emittenti diversi (diversificazione del portafoglio), mentre il rischio sistematico rappresenta quella parte della variabilità del prezzo del titolo che dipende dalle fluttuazioni del mercato e che quindi non può essere eliminata tramite la diversificazione. Il rischio sistematico dei titoli di debito dipende sostanzialmente dalle fluttuazioni dei tassi di interesse di mercato che si ripercuotono sui prezzi (e quindi sui rendimenti) dei titoli in modo tanto più accentuato quanto più lunga è la durata finanziaria del titolo, cioè la media ponderata delle scadenze avendo preso come pesi gli importi in scadenza a ciascuna data.
Vendite al dettaglio Le vendite al dettaglio (al consumatore finale) vengono rilevate di solito mensilmente e mostrano quanto forte è la domanda interna di un Paese. Sebbene il dato risenta di oscillazioni di carattere stagionale, maggiori vendite significano a parità di condizioni che l'economia è forte e i consumatori hanno denaro da spendere. Gli analisti rivolgono un'attenzione particolare alle vendite di beni durevoli (come frigoriferi o lavastoviglie, mentre le automobili sono rilevate a parte), in quanto si tratta di transazioni dalla durata pluriennale e dunque dall'effetto più duraturo sull'economia.
Volatilità È una misura del grado di rischio di un titolo o di un portafoglio. In termini statistici è la deviazione standard, in un certo intervallo temporale, della distribuzione dei rendimenti di un'attività finanziaria, ovvero la media degli scostamenti dal rendimento medio. Perciò una maggiore volatilità significa che c'è un ventaglio più ampio di possibili rendimenti futuri cioè che c'è maggiore incertezza sui rendimenti futuri.
Yield curve La curva dei rendimenti (yield curve) è la curva che rappresenta il livello dei tassi di interesse per le varie scadenze dei titoli obbligazionari presenti su un mercato (tipicamente il mercato dei titoli di Stato di un determinato Paese). La curva dei rendimenti ha di solito inclinazione positiva, che non è nient'altro che un'espressione sul mercato obbligazionario della relazione rendimento-rischio, perché tendenzialmente chi immobilizza il proprio capitale per un periodo più lungo (esponendosi dunque maggiormente al rischio di erosione del potere d'acquisto reale del proprio capitale) deve essere remunerato con un rendimento più alto. Ma non mancano casi, come quelli recenti statunitense e britannico, di yield curve inclinate negativamente, cioè tali che i rendimenti più alti si possono trovare sulle scadenze più brevi. Ciò può avvenire a seguito di fattori tecnici, ad esempio se lo Stato ricompra (effettua un buy-back) i titoli di Stato cominciando dalle più lunghe scadenze, o perché il mercato sta scontando una crescita di lungo termine (riflessa dal livello dei tassi di interesse sulle scadenze più lontane) minore di quella di breve-medio termine.
Yield ratio Lo yield ratio è il rapporto tra earning yield e tassi di interesse a lungo termine. Il confronto tra il livello corrente e la media storica di questo indicatore esprime la convenienza dell'investimento azionario rispetto a quello obbligazionario: più lo yield ratio è alto, maggiore è la convenienza dell'investire in azioni piuttosto che in obbligazioni.

 

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