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| Asset | Si può
definire asset (attività) qualsiasi cosa sia suscettibile di valutazione
esprimibile in termini finanziari (macchine, investimenti, immobili, affari,
eccetera).
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| Asset allocation strategica |
L'asset allocation strategica è quella fase del processo di asset allocation
in cui si definisce la filosofia a cui riferirsi nella scelta di investimento
al fine di soddisfare al meglio i propri obbiettivi, in altre parole ci
si sceglie un benchmark. In questa fase, per essere sicuri di scegliere
un tipo di investimento con cui ci si trova a proprio agio e che permette
il raggiungimento degli obbiettivi di medio termine, può essere utile valersi
della consulenza di un professionista dell'asset management,
che, senza troppi automatismi ma tenendo in cruciale considerazione le
caratteristiche personali dell'investitore, giunga a suggerire il benchmark
più adatto nell'investire il proprio patrimonio. La consulenza deve essere
possibilmente globale, cioè condotta sul patrimonio complessivo del cliente,
in modo da ottenere una strategia integrata e beneficiare del principio
di diversificazione. |
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| Asset allocation tattica |
L'asset allocation tattica è quella fase del processo di asset allocation
in cui, scelto il benchmark cui parametrarsi, si selezionano gli strumenti
(strumenti del mercato monetario, titoli di stato, obbligazioni, azioni,
fondi, gpm/gpf) e i singoli titoli con cui concretizzare la scelta di investimento.
In questa fase un consulente finanziario può essere di grande aiuto in quanto
dispone di strumenti informatici di supporto alle decisioni come le analisi
delle serie storiche di performance delle classi di investimento, che possono
aiutare a costruire portafogli sulla "frontiera efficiente" di
rischio-rendimento. |
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| Asset allocation dinamica |
L'asset allocation dinamica è quella fase del processo di asset allocation
in cui, una volta scelta la filosofia del proprio portafoglio e i relativi
titoli, non rimane che monitorare periodicamente l'andamento dello stesso
ed eventualmente effettuare delle modifiche. Queste modifiche possono richiedere
aggiustamenti nel portafoglio (sottopeso o sovrappeso di taluni mercati
o settori, compravendita di singoli titoli) o possono anche trasformarsi
in veri e propri feed-back che comportano modifiche a monte nella propria
strategia, ovvero nella scelta del benchmark. La revisione del portafoglio
va fatta non troppo frequentemente o comunque non in maniera emotiva ogni
qualvolta si verifica un andamento negativo di qualche titolo, ma va condotta
possibilmente con scadenze regolari (magari trimestralmente). |
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| Beta |
Descrive l'elasticità o sensibilità della performance di un titolo alla
performance del portafoglio rappresentativo dell'intero mercato. Il mercato
ha per definizione un beta pari a 1, un portafoglio molto aggressivo avrà
un beta superiore a 1 perché quando il mercato sale quel portafoglio salirà
più del mercato (dunque un alto beta significa un sentiero di rischio/rendimento
più alto). Se si ritiene che il mercato possa scendere è opportuno scegliere
un titolo con un beta inferiore a 1 perché in quel caso il titolo scenderà
meno del mercato (un basso beta significa dunque un sentiero di rischio/rendimento
più prudente). |
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| Bisogno di liquidità |
L'insieme delle somme necessarie per far fronte alle spese in un dato periodo
di tempo, come le spese legate all'abitazione, le spese familiari, le spese
scolastiche, le rate di mutui, le spese per il tempo libero e il divertimento.
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| Capital gain |
La plusvalenza in corso di maturazione per l'investitore quando il prezzo
corrente di una attività detenuta è superiore al prezzo di acquisto (comprensivo
di tutte le commissioni pagate); tale plusvalenza si realizzerà solo nel
momento in cui l'attività sarà venduta. |
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| Consensus |
Esprime le previsioni sull'andamento dei dati macro e microeconomici e delle
principiali variabili finanziarie come media delle opinioni espresse dagli
analisti dei principali Uffici Studi del mondo. |
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| Correlazione |
Descrive il modo in cui due o più investimenti si muovono l'uno rispetto
all'altro. Il coefficiente di correlazione varia tra +1 quando i valori
dei due investimenti si muovono esattamente nella stessa direzione e della
stessa misura percentuale, e 1 quando le variazioni sono della stessa misura
e di segno opposto, per cui l'una è esattamente controbilanciata dall'altra
se il peso dei due investimenti in portafoglio è lo stesso. In questo caso
la diversificazione consente di ridurre a zero il rischio, perché qualsiasi
sia l'evoluzione dei mercati la performance di un titolo sarà controbilanciata
da quella dell'altro e quindi il rendimento sarà con certezza nullo. È chiaro
che un esempio del genere è irrealistico perché sul mercato finanziario
vi sono dei rischi generici a cui tutti i titoli sono sottoposti (crisi
politiche, rallentamento della crescita economica, salita dell'inflazione,
eccetera), ma costruire un portafoglio con più titoli tra loro poco correlati
consente comunque di ridurre il rischio. |
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| Costo del lavoro per unità di prodotto (CLUP) |
Il CLUP è il costo (totale, comprensivo quindi non solo di salari e stipendi
ma anche dei benefit) di un'unità del fattore produttivo "lavoro"
per ogni unità di prodotto. Perciò la variazione del CLUP è uguale per definizione
alla variazione del costo unitario del lavoro meno la variazione della produttività.
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| Crescita potenziale di medio termine |
È il livello di crescita di un'economia che può essere mantenuto nel lungo
periodo senza generare spinte inflazionistiche. Si tratta per definizione
di quel livello di crescita del reddito (ovvero del prodotto) al quale tutte
le risorse sono impiegate: la disoccupazione sarà al suo livello "strutturale"
o "naturale", cioè sarà limitata alla disoccupazione frizionale
dovuta a chi si sposta da un posto di lavoro ad un altro. In generale si
verifica che se la crescita è a un livello superiore al livello potenziale
la disoccupazione scende sotto il livello naturale e per trovare lavoratori
occorre aumentare salari e stipendi: il costo del lavoro sale e si generano
pressioni inflazionistiche. Si parla talvolta di surriscaldamento dell'economia,
nel qual caso possono aversi le condizioni per un irrigidimento della politica
monetaria che raffreddi l'economia riportandola sul sentiero di crescita
di lungo termine. Il sentiero per tornare sulla crescita di equilibrio può
essere graduale (soft-landing, atterraggio morbido) o più brusco e doloroso
(hard-landing). |
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| Diversificazione |
Suddividere il proprio capitale tra più strumenti finanziari che manifestino
scarsa correlazione positiva tra loro, il che riduce il profilo di rischio
complessivo del portafoglio. È importante rimarcare che per ottenere un
portafoglio diversificato non basta che esso contenga tanti titoli ma occorre
che essi risultino poco correlati tra loro. In questo modo si è meno dipendenti
dall'andamento di un singolo mercato e, poiché i prezzi dei differenti titoli
inseriti in portafoglio si muovono in direzioni diverse, le diminuzioni
di valore di alcuni investimenti saranno compensate dai guadagni di altri.
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| Domanda e offerta aggregata |
L'equilibrio generale di un sistema economico è determinato dall'incrocio
tra le due forze della domanda e dell'offerta. Cioè i livelli del reddito,
dei tassi di interesse e dei prezzi saranno determinati dal punto in cui
la domanda eguaglia l'offerta. Le componenti della domanda aggregata sono:
consumi privati, investimenti, spesa pubblica, esportazioni nette (cioè
saldo tra esportazioni ed importazioni). A parità di condizioni, ogni volta
che si determina un eccesso di domanda (la domanda aggregata, trainata da
una di queste componenti, eccede l'offerta), si determina una accelerazione
dell'inflazione, cioè della crescita del livello dei prezzi. |
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| Duration (o durata media finanziaria) |
È una misura della vita residua media di un titolo obbligazionario, calcolata
come media ponderata di tutte le scadenze in cui si verifica un flusso di
cassa (incasso o pagamento), avendo preso come pesi gli importi in scadenza
(ciascuno con il proprio segno). E' definita in anni ed è una misura del
grado di rischiosità di un investimento obbligazionario, cioè di quanto
il suo valore dipende dall'evoluzione dei tassi di interesse. La duration
di un fondo comune di investimento è la media ponderata delle duration dei
titoli in portafoglio, ciascuno preso con il proprio peso. |
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| Earning yield |
È il reciproco del P/E cioè l'utile diviso per il prezzo di un'azione. Una
misura aggregata è costituita dall'earning per share (media dell'utile per
azione di tutte le società quotate in una Borsa) diviso per il valore dell'indice
borsistico. |
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| Effetto ricchezza |
Si tratta del tramite attraverso cui incrementi di valore dei mercati finanziari
possono generare effetti reali sulla domanda aggregata: gli investitori,
godendo di capital gain sui titoli che hanno in portafoglio, si sentono
più ricchi (anche se questa maggior ricchezza è in un certo senso potenziale,
non si è ancora concretizzata) e dunque aumentano i propri consumi, generando
un effetto positivo sulla domanda aggregata. |
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| Fly to quality |
Si intende con questo termine (letteralmente "vola verso la qualità")
uno spostamento di portafoglio diffuso tra gli investitori tendente a vendere
titoli maggiormente rischiosi e a comprare invece titoli che danno maggiori
garanzie in termini di fondamentali. Ad esempio una conseguenza di un pesante
storno del mercato azionario può essere un riposizionamento del portafoglio
verso quella sorta di bene-rifugio costituito dai titoli di Stato, che produce
un apprezzamento dei corsi obbligazionari (dunque una discesa dei rendimenti).
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| Indice di Sharpe |
Misura il rapporto rendimento/rischio di un titolo o di un portafoglio in
termini di extra-rendimento rispetto all'attività non rischiosa diviso per
la volatilità del titolo o del portafoglio rispetto a quella dell'attività
non rischiosa (che si può supporre nulla). |
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| Indici congiunturali |
Sono gli indici della fiducia dei consumatori o degli imprenditori (nel
mondo anglosassone si parla rispettivamente di consumer e business confidence)
sulla futura evoluzione del ciclo economico. Sono elaborati sulla base di
sondaggi di opinione ai consumatori e alle imprese. In Italia le indagini
sono a cura dell'ISAE. |
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| Indici NAPM |
Sono gli indici elaborati ogni mese negli Stati Uniti dalla National Association
of Purchasing Managers (NAPM), ovvero l'Associazione Nazionale dei Direttori
degli Acquisti, che sottopone ai suoi 300 membri una indagine riguardante
le variazioni intervenute nei seguenti dati: produzione, nuovi ordinativi,
nuovi ordinativi dall'estero, importazioni, occupazione, scorte, prezzi,
tempi di consegna, tempestività delle forniture. Un indice sintetico è rappresentato
dall'Indice dei Direttori degli Acquisti (PMI, Purchasing Managers Index),
che include cinque componenti dell'indagine del NAPM: nuovi ordini, produzione,
occupazione, consegne, scorte, in cui ogni componente è depurata dei fattori
stagionali. Questo indice è considerato una misura affidabile del ciclo
economico (indica se l'economia Usa è in espansione o in recessione).
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| Leading indicators |
Gli indicatori considerati leading del ciclo economico, che cioè anticipano
l'evoluzione della congiuntura (in particolare la produzione industriale),
sono la fiducia degli imprenditori e i nuovi ordinativi. I leading indicators
più usati sono quelli elaborati dall'OCSE. |
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| Market timing |
L'atteggiamento di chi nell'investire tenta di comprare prima che il mercato
salga e di vendere prima che il mercato scenda. Chi si affida a questa tattica
aspetta che i prezzi dei titoli siano su livelli "adeguati", a
quel punto effettua consistenti investimenti di capitale, e poi, quando
ritiene, sulla base di indicatori tecnici o delle opinioni degli analisti,
che il titolo sia sopravvalutato, vende tutto in una volta. Sfortunatamente,
pochi investitori riescono a prevedere esattamente gli alti e bassi dei
mercati, e perciò il rischio di questa tecnica è di restare investiti quando
il mercato scende e invece rimanere liquidi quando il mercato effettua dei
rallies, il che incide pesantemente sulla performance finale. Per esempio,
secondo uno studio dell'Università del Michigan, il 95% della performance
del mercato azionario americano dal 1963 al 1993 è dovuto ad un numero di
giornate di Borsa pari all'1,2% del totale nel periodo. |
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| M3 |
È il più usato tra gli indicatori della quantità di moneta presente in un
sistema economico. Per l'Italia si potrebbe riassumere sinteticamente: M1 = circolante + depositi in c/c bancari M2 = M1 + depositi a risparmio bancari e postali + buoni postali fruttiferi + raccolta bancaria con p/t + certificati di deposito bancari M3 = M2 + BOT + accettazioni bancarie |
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| Mercato del lavoro robusto |
Si definisce tale un mercato del lavoro con bassa disoccupazione, tendenzialmente
quando il tasso di disoccupazione gravita attorno al suo livello naturale.
La bassa disoccupazione a parità di condizioni genera delle pressioni su
salari e stipendi dei lavoratori che crescendo possono innescare una spirale
prezzi-salari che fa aumentare l'inflazione. È ciò cui ci si riferisce parlando
di tensioni sul mercato del lavoro. |
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| Orizzonte temporale |
Il periodo di tempo breve (massimo 2 anni), medio (fino a 5 anni) o lungo
(oltre 5 anni) sul quale si intende massimizzare il rendimento, ovvero durante
il quale l'investitore ipotizza ragionevolmente di non intaccare in misura
significativa il capitale investito. Naturalmente è legato agli obbiettivi
concreti che con le proprie disponibilità finanziarie si vogliono realizzare.
Più è lungo l'orizzonte temporale, più l'asset allocation può essere aggressiva,
cioè sbilanciata verso investimenti più rischiosi (a maggior contenuto azionario).
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| Obbiettivo di investimento |
Ogni risparmiatore vuole soddisfare con l'investimento un proprio obbiettivo
ed è importante che questo sia ben chiaro perché consente a priori di scegliere
il benchmark più adatto (asset allocation strategica)
e a posteriori di valutare il grado di soddisfazione del proprio investimento
in relazione al raggiungimento dell'obbiettivo prefissato (asset
allocation dinamica). Dunque la considerazione degli obbiettivi di investimento
deve permeare le scelte di asset allocation sia a monte che a valle del
processo. Gli obbiettivi devono essere molto concreti: acquisto della casa,
vacanze, intrapresa di una nuova attività professionale, tutela della salute,
garantire un futuro ai figli, lasciare un'eredità, integrare la pensione,
costituire una riserva di capitale per spese impreviste. Per una corretta
pianificazione finanziaria, ogni obbiettivo deve essere associato al numero
di anni in cui si intende realizzarlo, e occorre prevedere per ciascuno
un congruo accantonamento. Più gli obbiettivi sono a lungo termine, maggiore
può essere l'esposizione azionaria del portafoglio. Per questi motivi gli
obbiettivi di investimento e dunque la propensione al rischio variano al
variare delle caratteristiche personali dell'investitore e quindi in primo
luogo con l'età: l'asset allocation deve perciò essere rivista periodicamente
in conseguenza del mutare di tali caratteristiche. |
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| PIL |
Il valore di tutti i beni e servizi prodotti dal sistema economico in un
dato periodo di tempo (trimestre o anno). È la misura fondamentale dell'attività
economica. Per l'identità di contabilità nazionale il prodotto coincide
con il reddito. |
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| Politiche anticicliche |
Sono le politiche che tendono a contrastare l'andamento del ciclo economico:
in fase di recessione politiche espansive (cioè tendenti ad alzare il reddito)
e in fase di crescita politiche restrittive (di solito tendenti ad abbassare
il reddito per contrastare spinte inflazionistiche). |
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| Politiche monetarie e fiscali |
Le leve che le Autorità hanno a disposizione per influenzare il sistema
economico sono le politiche monetarie e fiscali. Le prime sono sostanzialmente
in mano alle Banche Centrali che hanno le seguenti variabili di manovra:
il tasso sui depositi interbancari (si parla in alcuni casi di tasso ufficiale
di sconto o tasso sui prestiti overnight), cioè il tasso che la Banca Centrale
applica alle altre banche sulle riserve di queste presso la Banca Centrale
stessa; la base monetaria, cioè la quantità di moneta immessa nel sistema
economico; il coefficiente di riserva obbligatoria, cioè un vincolo alle
banche sulla percentuale di riserve che devono detenere; eventuali restrizioni
sul credito. Una politica che rialza i tassi ovvero che riduce l'offerta
di moneta (si parla anche di irrigidimento della politica monetaria ovvero
di stretta monetaria) è detta restrittiva, viceversa la politica è espansiva
(o accomodante). La manovra più frequentemente usata è quella sui tassi
ufficiali (il tasso repo è la variabile di manovra per la BCE, il tasso
sui Fed Fund per la Federal Reserve). Le politiche fiscali sono invece di
competenza del Governo di un Paese, che decide in merito ai flussi di entrata
e di uscita nel bilancio dello Stato. Una politica che alzi il livello delle
entrate o abbassi il livello delle spese pubbliche è detta restrittiva,
viceversa la politica è espansiva. A questo riguardo è importante non solo
il saldo tra entrate e uscite (avanzo o deficit di bilancio) ma anche il
modo con cui lo si ottiene: ad esempio una politica fiscale restrittiva
può essere attuata tramite un rialzo delle imposte, un taglio delle spese
o l'emissione di debito, e ciò può avere effetti diversi sull'economia e
sui mercati. |
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| PPI-CPI |
Si tratta degli indici elaborati dal Labor Department statunitense sul livello
dei prezzi alla produzione o all'ingrosso (Producer Price Index) e al consumo
(Consumer Price Index). Sono costituiti da panieri di beni tipici, cioè
rappresentativi del costo della vita. Questi indici possono essere depurati
delle componenti più volatili, cioè dei prezzi dei comparti energetico ed
alimentare (PPI e CPI ex food & energy), per ottenere una misura di
inflazione "core". Poiché tipicamente le variazioni nei prezzi
all'ingrosso vengono trasferite sui consumatori, l'indice dei prezzi alla
produzione risulta di solito un buon anticipatore dell'indice dei prezzi
al consumo (l'inflazione in senso proprio). |
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| Premio al rischio |
Il premio, in termini di extra-rendimento, richiesto per investire in strumenti
finanziari rischiosi, tipicamente le azioni, piuttosto che in strumenti
finanziari meno rischiosi, tipicamente le obbligazioni. È inversamente correlato
ai corsi delle azioni perché costituisce una parte del fattore di attualizzazione
degli utili futuri incorporati nei prezzi azionari. Si ritiene che le variabili
macroeconomiche che spiegano per la maggior parte il premio al rischio siano
l'inflazione e i conti pubblici: maggiore inflazione e un peggioramento
dei conti pubblici portano ad un aumento del premio al rischio e quindi
a parità di condizioni si riflettono negativamente sulle Borse. |
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| Price/Earning ratio |
Il P/E è il rapporto tra il prezzo di un'azione e il suo utile. L'indicatore
può essere calcolato per un intero mercato azionario dividendo l'indice
di Borsa per l'earning per share (utile per azione) aggregato. Possono essere
utilizzati i tassi attesi e gli utili attesi per esprimere una stima sull'andamento
di questo rapporto nel futuro. Il confronto tra livello corrente e media
storica del P/E esprime in tal modo il livello di sopravvalutazione o sottovalutazione
di una Borsa in relazione ai fondamentali: se il livello è superiore alla
media storica la Borsa appare sopravvalutata. |
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| Propensione al rischio |
Indica qual è il livello di rischio accettabile dall'investitore, cioè fondamentalmente
quanto è disposto a perdere in termini di potere d'acquisto del proprio
capitale: si tratta perciò di un elemento soggettivo legato a molteplici
caratteristiche personali come l'età, la professione, il capitale disponibile,
gli obbiettivi futuri (una perdita di un x% produce effetti diversi da persona
a persona). |
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| Propensione al risparmio |
È la percentuale del proprio reddito (di solito mensile) che si riesce a
sottrarre ai consumi e quindi ad accantonare. Dipende in maniera cruciale
dall'età e dalle caratteristiche personali e famigliari dell'investitore.
Naturalmente, maggiore è la propensione al risparmio più ci si può spostare
verso investimenti rischiosi. |
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| Produttività |
La produttività di un fattore produttivo è definita come l'incremento del
prodotto per ogni unità di fattore produttivo impiegato (supponendo di mantenere
costanti gli altri). |
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| Rischio |
Il rischio in generale è la probabilità di subire un danno. Il rischio di
un investimento è la probabilità di non disporre del potere d'acquisto che
ci si attendeva quando serve, ad esempio in un momento qualsiasi in cui
per motivi diversi si abbia necessità di utilizzare determinate somme investite.
Ma in realtà in finanza quando si parla di rischio si intende il ventaglio
di variazione del rendimento di un titolo in un dato periodo di tempo. Una
misura del rischio è la volatilità cioè la dispersione dei rendimenti di
un investimento attorno al loro valore medio. Un elevato rischio vuol dire
maggiore probabilità che il rendimento dell'investimento si discosti da
quello medio, cioè maggiore probabilità di ottenere rendimenti migliori
o peggiori. In altre parole, il rischio è una misura della probabilità che
si verifichi una sorpresa, tanto positiva che negativa, nel rendimento ex-post
dei propri risparmi. |
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| Rischio specifico e rischio generico |
Sia per i titoli di capitale che per i titoli di debito, il rischio può
essere scomposto in due componenti: il rischio specifico (o non sistematico)
e il rischio generico (o sistematico). Il rischio specifico dipende dalle
caratteristiche dell'emittente e può essere diminuito sostanzialmente attraverso
la ripartizione dell'investimento fra titoli di emittenti diversi (diversificazione
del portafoglio), mentre il rischio sistematico rappresenta quella parte
della variabilità del prezzo del titolo che dipende dalle fluttuazioni del
mercato e che quindi non può essere eliminata tramite la diversificazione.
Il rischio sistematico dei titoli di debito dipende sostanzialmente dalle
fluttuazioni dei tassi di interesse di mercato che si ripercuotono sui prezzi
(e quindi sui rendimenti) dei titoli in modo tanto più accentuato quanto
più lunga è la durata finanziaria del titolo, cioè la media ponderata delle
scadenze avendo preso come pesi gli importi in scadenza a ciascuna data.
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| Vendite al dettaglio |
Le vendite al dettaglio (al consumatore finale) vengono rilevate di solito
mensilmente e mostrano quanto forte è la domanda interna di un Paese. Sebbene
il dato risenta di oscillazioni di carattere stagionale, maggiori vendite
significano a parità di condizioni che l'economia è forte e i consumatori
hanno denaro da spendere. Gli analisti rivolgono un'attenzione particolare
alle vendite di beni durevoli (come frigoriferi o lavastoviglie, mentre
le automobili sono rilevate a parte), in quanto si tratta di transazioni
dalla durata pluriennale e dunque dall'effetto più duraturo sull'economia.
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| Volatilità |
È una misura del grado di rischio di un titolo o di un portafoglio. In termini
statistici è la deviazione standard, in un certo intervallo temporale, della
distribuzione dei rendimenti di un'attività finanziaria, ovvero la media
degli scostamenti dal rendimento medio. Perciò una maggiore volatilità significa
che c'è un ventaglio più ampio di possibili rendimenti futuri cioè che c'è
maggiore incertezza sui rendimenti futuri. |
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| Yield curve |
La curva dei rendimenti (yield curve) è la curva che rappresenta il livello
dei tassi di interesse per le varie scadenze dei titoli obbligazionari presenti
su un mercato (tipicamente il mercato dei titoli di Stato di un determinato
Paese). La curva dei rendimenti ha di solito inclinazione positiva, che
non è nient'altro che un'espressione sul mercato obbligazionario della relazione
rendimento-rischio, perché tendenzialmente chi immobilizza il proprio capitale
per un periodo più lungo (esponendosi dunque maggiormente al rischio di
erosione del potere d'acquisto reale del proprio capitale) deve essere remunerato
con un rendimento più alto. Ma non mancano casi, come quelli recenti statunitense
e britannico, di yield curve inclinate negativamente, cioè tali che i rendimenti
più alti si possono trovare sulle scadenze più brevi. Ciò può avvenire a
seguito di fattori tecnici, ad esempio se lo Stato ricompra (effettua un
buy-back) i titoli di Stato cominciando dalle più lunghe scadenze, o perché
il mercato sta scontando una crescita di lungo termine (riflessa dal livello
dei tassi di interesse sulle scadenze più lontane) minore di quella di breve-medio
termine. |
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| Yield ratio |
Lo yield ratio è il rapporto tra earning yield
e tassi di interesse a lungo termine. Il confronto tra il livello corrente
e la media storica di questo indicatore esprime la convenienza dell'investimento
azionario rispetto a quello obbligazionario: più lo yield ratio è alto,
maggiore è la convenienza dell'investire in azioni piuttosto che in obbligazioni.
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